Nepi, un paese in forma (di Rita Marcucci)

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Fra un mese la canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II.

Nepi, la nostra cittadina, non è ancora entrata nel circuito turistico dei centri minori più importanti del Lazio e da questo evento, che si preannuncia caotico e affollato, rimarrà esclusa per carenza di strutture alberghiere, sebbene la vicinanza alla nostra capitale la renderebbe una possibile e praticabile alternativa alle costosissime camere romane – si parla anche di 900 euro per notte in un appartamento – previste per la due giorni vaticanense.

Eppure Nepi è così bella, le sue antiche mura ancora imponenti, proprio grazie all’opera di uno dei più famosi papi della storia, Paolo III della famiglia Farnese, il papa della riforma tridentina.

Era il 13 Ottobre 1534 quando fu eletto pontefice, ma già aveva rivendicato il ruolo di mecenate e cultore del bello, facendo erigere a Roma Palazzo Farnese e la Chiesa del Gesù. La sua elezione era arrivata in un momento di grande confusione nella Chiesa Romana, tradita dalle riforme protestanti ma più ancora dalla collusione del potere temporale e quello religioso. A lui si deve l’istituzione della famigerata Compagnia di Gesu’ per respingere le eresie radicali che sconquassavano la Chiesa e fu lui ad impegnarsi per la convocazione del Concilio di Trento, che più volte rimandato fu finalmente convocato nel Dicembre 1545 inaugurando il secolo della Controriforma.

E allora? Come mai non abbiamo nel nostro piccolo centro un Hotel Papa Paolo III con stanze per turisti tedeschi luterani? Forse che la ristrutturazione delle antiche mura falische e romane commissionata ad Antonio da Sangallo il giovane non fu ultimata? Certo che sì, e per completare la bellissima opera Paolo III fece murare sugli spigoli il suo stemma col giglio farnesiano.

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Forse che il Papa non ottenne che Nepi rientrasse a pieno titolo nello Stato Pontificio, scambiata con un intero ducato, quello di Parma e Piacenza, in favore del nipote Pier Luigi? Sì, e che non fece egli aprire porte sulle principali vie d’accesso, la Grande verso Sutri, porta Nica verso Roma e la Falisca verso Civita? Sì e la giurisdizione statale di Nepi rimase al Regno dei Papi fino all’ultimo, assieme a Roma , fino al 1870!E allora perché questa nostra Nepi giace abbandonata e negletta, quasi che alla conclusione del Concilio, nel 1547, la supremazia della Chiesa Romana non si esprimesse precisamente e precisando le differenze fra religione cattolica e quella protestante!? E cioè un diritto del credente investigare sulla natura del creato, erigendo magnifiche basiliche (proprio a Paolo III si deve l’investitura di Michelangelo ad architetto della cattedrale di San Pietro…) o siamo invece tutti soggetti ai malumori del mercato globale che vuole consumarci e poi buttarci via!? Quasi che oramai la nostra cultura, che chiedeva ai pellegrini solo quello che potevano dare per soggiornare nei conventi, sia stata surclassata da quelli che invece pretendono cifre iperboliche che niente hanno a che fare con la fede…

Rivendichiamo allora il diritto che gli eventi religiosi come quello a venire, rimangano patrimonio della civiltà e non diventino l’ennesima occasione di  sfruttamento per turisti e pellegrini.

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