SACRO E … PROFANO? di Rita Marcucci

‘Al di là dei voli della fantasia, senza forma, io sono.
Permeate le membra d’ogni vita.
Non temo legami; son libero per sempre’.
IX secolo  Shankara

‘Io ho sempre stimato la libertà

Molto più del denaro

Al quale l’ho preferita’.

III secolo  a.C.  Gneo Nevio

Sacral-Chakra

Sacro, come l’osso, quello iliaco, sul quale ci sediamo, alla base della spina dorsale, eppure nel senso di ieratico, inviolabile, santo? Perché le due posizioni non sempre si equivalgono. Seduti i Santi quasi non ce li immaginiamo. La ieracità si esprime eretta, anzi, spiegano i fisiologi, quasi appesa ad un invisibile filo che connette al cielo. Come se la santità si esprimesse nel non poggiare il posteriore, proprio rinunciando alle comodità, dalla vita in giù?

Ho citato due antiche massime che forse riescono ad esprimere, a condensare, una dicotomia che attraversa tutta la nostra cultura di uomini liberi, e che da millenni sembra dividere l’uomo dalla sua coscienza, se solo prova ad individuare un modo di articolarsi con gli altri senza perdere la sua libertà.

La prima è del grande monista, che insegnò che la molteplicità dell’esperienza è solo apparente e può quindi essere sempre ricondotta ad un unico principio. Se invece si vedono tutte le cose come distinte dal Sè la Maya, la dualistica illusione cosmica, si impadronisce della nostra esperienza. Dimenticando i legami della Maya il praticante yoga può invece dirigere mentalmente la propria energia vitale intorno ai suoi chakra e liberare il cuore dalle incessanti esigenze del respiro.

Shankaracharya Temple - Srinagar, Kashmir - c1880's

Shankaracharya Temple – Srinagar, Kashmir – c1880’s

La seconda è del grande tragediografo latino che, da umile origine arrivò a scuotere le platee dei ricchi romani con drammi ispirati alla storia o alla vita contemporanea ma che, all’apice del successo, venne incarcerato senza un regolare processo e esiliato dopo un verso ‘pungente’ che gli aveva inimicato il favore di una potente famiglia romana, i Metelli, che lo spedirono in Africa dove morì. Il suo spirito battagliero precorse Plauto anche nelle commedie in cui elementi del costume romano  e vicende di matrice greca permettevano di ispirarsi anche alla cronaca. La sua importanza per il teatro latino però è l’invenzione della ‘fabula pretexta’ , una tragedia che trattava argomenti di interesse nazionale.

Si può quasi intendere che la stessa esigenza di chiarezza che animava entrambi si espresse nel primo in elevazione, con il secondo per un pubblico seduto. E quindi anche le loro parole sembrano essere in antitesi, non rinunciare alla libertà ad ogni costo, rinunciarvi per il denaro ed addirittura poi essere sconfessati e dover pagare con la prigionia e l’esilio dal proprio paese. Eppure se vi è un atto che non rinuncia mai alla libertà è proprio il non astenersi dal dileggiare un potente, un aristocratico che disprezza qualcuno solo se è di nascita popolare. Ma ancora il nostro processo evolutivo doveva tornare un po’ indietro, rispetto alle conquiste di Shankara, e ridiscutere se nell’indipendenza di alcuni non si prospettava invece il rischio di lasciare indietro qualcuno. E Scipione l’Africano, anche lui del clan che decise per l’esilio di Nevio, evidentemente pensava di si… Vai e impara quello che io ho faticosamente appreso in quel continente, che le lotte di liberazione si fanno per un popolo, non per un uomo!

Maschera teatrale in marmo, forse da Pompei - Napoli Museo Archeologico Nazionale

Maschera teatrale in marmo, forse da Pompei – Napoli Museo Archeologico Nazionale

Proprio così, è ancora necessario, e lo dico un po’ anche per noi contemporanei, considerare l’uomo a partire da un concetto, che gli scienziati chiamano dell’insufficienza biologica’, di un essere cioè caratterizzato da primitivismi, mancanza di adattamento e assenza di specializzazioni. E per spiegare questa verità Godel, il formulatore del teorema, descrive i sistemi complessi, quali l’evoluzione degli esseri viventi o le differenti razze terrestri, come indicibili da strumenti matematici, per quanto affinati. E parla di categorie, quali ‘gli alleli’, criteri validi fra gruppi di individui, che soggiacciono però, nelle scale evolutive, a spinte demografiche o sociali, dotate di una loro propria autonomia e che quindi, nella mescolanza di lingue e culture, a volte perdono colpi.

Ma non è questa solo la storia della postura eretta, che però ogni tanto, si riposa seduta? Forse, cioè, niente di dicotomico ma organico alla crescita delle nostre funzioni corporali concordemente a quelle spirituali e mentali.

evolution_1

Natura non facit saltus, dicevano i latini, la natura non fa salti, e quindi esclude un’attività umana in contrapposizione ad un’altra, non seleziona una razza per escluderne un’altra, e non divide i viventi fra superiori ed inferiori.

Ma allora il dialogo con la physis, la nostra fisicità, non solo vincolo o limite espressivo, ma certezza di radicamento, non riesce a seguire l’ontologia umana, che ha bisogno di una ‘technè’, arte e scienza, di completamento all’insufficienza biologica?

Continua…

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