L’Unico Desiderio; Recensione al libro di Eric Baret – di Gioia Lussana

 In modo molto diretto e usando un linguaggio originale, poetico e accessibile, Baret ci fa comprendere il messaggio del tantrismo dell’India tradizionale.

cropped-yogini-temple.jpg

 

Tutto è già perfetto, non c’è niente da dover raggiungere o  modificare, tutto va solo scoperto aprendo la sensibilità, facendo spazio alla disponibilità. La via maestra è il sentire, ciò che è incomprensibile per il pensiero o inesprimibile per la parola, lo si può sentire.

Dapprima si sente ciò che è denso, contratto, dolente. Si segue attraverso l’approccio sensoriale il movimento della vita fino a toccare la base quieta, lo sfondo dell’esistenza che è precluso ad una mente acquisitiva. Questo dare spazio al sentire seguendone senza preclusioni l’evoluzione è la via dello yoga, l’arte dello yoga e se diventiamo puro ascolto le sensazioni si rivelano per quello che sono: un mondo complesso, variegato e sconosciuto. Niente è più noioso o scontato. Tutto è sempre nuovo e materiale di indagine. Un’intera vita è solo l’inizio di questa ricerca senza movente, senza intenzione, che non vuole arrivare da nessuna parte.

fd1aa9f7186a0d220083dc7bf605f36c

Spesso l’approccio a vedana, la sensazione, viene imbrigliato, ad esempio nell’indagine buddhista, nelle tre categorie di piacevole, spiacevole o neutro, precludendo al ricercatore di conoscere la ricchezza immensa, la vita della sensazione non imbrigliata in categorie di piacere/dispiacere. Baret privilegia senz’altro l’indagine libera e mi fa venire in mente quando lessi tanti anni fa nel Divano occidentale-orientale una frase di Goethe che mi affascinò per anni e tutt’ora è per me un riferimento. Scrivendo della Natura Goethe afferma: “ Ella è la stessa frivolezza, ma non per noi che la consideriamo qualcosa di troppo importante…” La natura è frivola perché non è unidirezionale o mono-progettuale come il nostro ego. E’ libera e la sensazione è anch’essa fondamentalmente libera. Perciò possiamo imparare molte cose seguendo il suo dispiegarsi all’interno del corpo senza volerla definire, possedere o modificare.

b6b11e0ec3011144ee393c4e016fc6ce.jpg

Altro punto: Baret parla di approccio funzionale alla vita: far fronte alla realtà che una situazione ci chiede in modo istantaneo e diretto, senza frapporre in mezzo il tempo della psicologia o della filosofia. Se non frapponiamo l’interpretazione o il commento psicologico, ogni esperienza è un’indagine libera nel sentito: siamo chiamati dall’esperienza e immediatamente instauriamo con essa un rapporto funzionale. L’arte della tradizione tantrica kashmira è far fronte a quello che si presenta, comunque esso sia, senza chiedersi perché, interessati, appassionati solo a questa relazione. La concretezza di questo ‘legame con le cose’ ci porta alla scoperta della gioia vera.

Nell’approccio funzionale non c’è posto per l’ affettività colorata psicologicamente o per il romanticismo, ma c’è la possibilità di scoprire davvero che cos’è l’amore.  L’amore non ha niente a che vedere con il bisogno di amare e di essere amati che impronta ordinariamente tutta la nostra vita affettiva; fondamentalmente non è un bisogno. E’ la disponibilità che fa nascere l’amore, è la gioia di sentirci connessi con qualcuno o qualche cosa. E’ un moto spontaneo e gratuito del cuore, non vuole nulla, non ha un progetto. L’amore è una forma di autonomia: non domandare più niente per sé, ma dare, amare, comprendere. Questa è la bellezza dell’amore e l’essenza della gioia. Potremmo affermare con Baret che in questa disponibilità ad accogliere il mondo è il significato più profondo del tantra.

La vera felicità non dipende quindi dalle cose, ma dal rapporto che instauro con le cose istantaneamente, senza residui affettivi, prima che si instauri una dinamica psicologica con esse. In questa relazione con le cose  scopriamo che tutto è gioia, che la gioia vera non ha causa ma è la vita stessa, è sentirci connessi alla vita, qualsiasi cosa la vita ci presenti. Scoprendo questa connessione scopriamo che la gioia è la natura dell’esistenza, il suo manifestarsi liberamente e noi possiamo immergerci in questa gioia nell’indagine sensoriale libera, dove niente è nuovo, ma tutto può essere fresco e fonte di meraviglia. Profondamente, tutto si fa solo per la gioia di farlo.

Il desiderio in questo contesto acquista un significato molto interessante: niente possiamo decidere, tutto accade, come la primavera, come il carattere di mia moglie e allora non c’è più desiderio e soddisfazione del desiderio, c’è azione nel far fronte a ciò che si presenta senza scelta e a poco a poco, à un moment donné, scopriamo di desiderare esattamente quello che c’è. Il  nostro tentativo di ottenere questo o quello non è che nostalgia del silenzio, dell’assenza di desiderio. Questo silenzio non è qualcosa che può essere ricercato, è qualcosa che si rivela da se stesso al momento opportuno. In questo contesto cambia l’essenza stessa del desiderio: desiderio è ciò che c’è, sono le cose che chiamano noi non più noi che desideriamo le cose. Faccio fronte e amo ciò che la vita mi presenta. Tutto il resto è immaginazione e mi interessa sempre meno. In questa chiave il desiderio diventa rasa, il gusto di celebrare l’esistenza, un’innamoramento senza oggetto. Nella tradizione dello shivaismo del Kashmir è spanda, il movimento stesso della vita, un’emozione non affettiva, psicologicamente neutra e tattilmente infinita, proprio perché libera dal dovere possedere o essere soddisfatta da alcunché.

517df6daf52b2791c31271aa037a325f

Lo Yoga, come l’esperienza della meditazione, è dunque per Baret essenzialmente un’arte, come lo sono la musica, la danza, la poesia e come tutte le arti richiede una dedizione assoluta, una passione un’intensità assoluta. Come per tutte le arti è già potenzialmente presente in noi prima di esprimersi in un’attività specifica. E’ l’esplorazione libera del corpo e della mente che si presenta naturalmente nei momenti di tranquillità. Ma non vuole acquisire o accumulare qualcosa, è piuttosto uno stato di ammirazione, meraviglia, di gioia.

Questa ammirazione della sensibilità e delle impensabili possibilità sensoriali a poco a poco lascia il posto ad una ammirazione senza oggetto. Voi dimenticate ciò che ammirate. Non c’è più posto che colui che ammira. La luce dell’ammirazione brucia tutte le forme. Noi non siamo che questo.

e1c482977c692ae06640dd6003b77926.jpg

Non è il mondo che deve ascoltarmi, sta a me ascoltare il mondo. Quando ascolto il mondo, c’è una risonanza.

La vita è yoga. Vostra moglie, marito, figli, fratelli, il vostro lavoro, il vostro corpo: ecco lo yoga….. Praticare yoga vuol dire essere gioiosi

una gioia che non viene dalle circostanze, ma dalla disponibilità ad accoglierle.

Ecco perché è benefico essere attratti dallo yoga. E’ una grazia. Vi piove addosso. Non avete in questo alcun ruolo.

In questo senso lo Yoga è un rito: usa l’approccio sensoriale alla vita, ma non è un fatto fisico. E’ l’arte sottile dell’ascolto aprendosi all’accoglienza di ciò che si presenta a questo ascolto, e se ascoltiamo davvero, tutto è interessante e niente è estraneo. La bellezza può essere scoperta in ogni situazione, per la semplice gioia di ascoltare.

Interessante, nel contesto della tradizione kashmira,  che cosa Baret intende per tranquillità o silenzio. Shanta è la base, l’origine di tutte le emozioni, lo sfondo tranquillo dell’esistenza, di tutto ciò che vive. Il riposo è la natura ultima di ogni cosa: questo è facilmente esperibile nell’esplorazione della sensibilità corporea ad opera dello yoga. Il corpo viene sperimentato come densità, contrazione, nodo, dolore. Ma se si segue con attenzione non interferente il naturale evolversi di una sensazione siffatta, essa naturalmente  si scioglie in spazio, silenzio. Questo processo nello shivaismo kashmiro viene  denominato tecnicamente samhriti o samhara, riassorbimento. Non richiede uno sforzo il raggiungimento della pace, è il naturale evolversi dello sforzo. E l’ultima porta prima del silenzio è il respiro. In particolare le due pause respiratorie, dopo l’inspirazione e dopo l’espirazione acquisteranno via via maggiore pregnanza. E soprattutto kumbhaka a polmoni vuoti si andrà delineando come lo sfondo di silenzio che invera le altre tre fasi respiratorie: esse affondano le loro radici in questo sfondo. Nell’arte regale del pranayama il respiro scompare, rimane un sentire, non più il nostro respiro personale, ma il respiro cosmico, la vita stessa. Imparando a prendere dimora in questo sfondo silenzioso, impariamo a respirare la vita, a sentirla profondamente attraverso le sue varie manifestazioni.

db9b5846b3509b3b688486b5b3cbf9ea.jpg

 

 

Buoni propositi per l’anno nuovo o sankalpa tutto l’anno?

7fcb1d566458f3ab2e71fe7b0a6f0e1d

Il nostro motto è “Diventa ciò che sei”, ma come possiamo riconoscere e onorare la nostra vera natura? Una pratica dello Hatha Yoga è il sankalpa, una affermazione interiore che favorisce le nostre scelte consapevoli, in un certo senso possiamo paragonarla alle risoluzioni per l’anno nuovo, ma mentre queste di solito hanno a che fare con il mentale e quindi con il senso di separazione che ci fa sentire in qualche modo difettosi, mancanti di qualcosa, il sankalpa è un’affermazione che si basa sulla nostra intelligenza emotiva e include già ciò che serve per la sua realizzazione:
jnana – la saggezza di capire cosa davvero vogliamo;
Iccha – la potentissima forza di volontà che aiuta a realizzare ciò che ci sta a cuore;
Kriya – l’azione attraverso comportamenti adeguati;
Anche le nostre scelte apparentemente legate all’aspetto più grossolano della vita come “vorrei dimagrire” se investigate attraverso il silenzio si rivelano per ciò che sono: in questo caso potrebbe trattarsi del desiderio del cuore di vivere pienamente la propria esperienza terrena. Se ci imponiamo una dieta forse falliremo o ricadremo nelle vecchie abitudini facilmente,ma se prenderemo coscienza di ciò che davvero vogliamo nella nostra vita attiveremo Iccha, l’energia che serve per realizzare il sankalpa autenticamente, cioè senza sforzo ❤️
Oggi, martedì 2 gennaio, comincio a praticare yoga alle 16:00

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta

Ravioli, senza uova, di zucca e seitan … per un Capodanno eticamente e dieteticamente sostenibile :-)

Saltiamo il seitan
In una padella scaldate a fiamma bassa un filo d’olio con le erbe provenzali. Tagliate nel frattempo il seitan a dadini e fatelo saltare in padella giusto qualche minuto per farlo insaporire, e infine sfumate con la salsa di soia. Spegnete la fiamma e lasciate intiepidire.
Prepariamo la zucca e il ripieno
Eliminate la buccia dalla zucca e tagliatela a pezzetti, fatela cuocere in padella con un filo d’olio, uno spicchio d’aglio intero, qualche aghetto di rosmarino tritato finemente, sale, pepe e noce moscata, fino a che diventa bella morbida. Una volta intiepiditi, frullate insieme il seitan e la zucca fino ad ottenere un composto omogeneo, e se necessario regolate di salsa di soia, pepe o noce moscata.
aa24f022940a01f40a310752cd5fceb4
Prepariamo la pasta
Per prima cosa riunite in una ciotola la farina, la semola, la curcuma e il sale, aggiungete l’olio e poi l’acqua poca alla volta (la quantità d’acqua necessaria potrebbe variare a seconda del tipo di farina usata). Lavorate per qualche minuto l’impasto su un tagliere fino ad ottenere un panetto sodo e liscio. Se dovesse risultare troppo secco aggiungere un goccio d’acqua, o in caso contrario, se fosse troppo morbido aggiungete un po’ di farina o semola. Riponetelo in una ciotola coperto da un canovaccio umido e lasciatelo riposare un’oretta.
Diamo forma ai ravioli
copyright-AmandaMarshall-Pu.gif
Prelevate una piccola parte di pasta e iniziate a stenderla con il mattarello su un tagliere di legno leggermente infarinato per evitare che la sfoglia si attacchi. Tiratela abbastanza sottile e ricavate dei rettangoli larghi almeno 15 cm, poi disponete a distanze regolari due file di palline di ripieno un po’ più grandi di una nocciola. Inumidite i bordi della pasta e appoggiate un secondo foglio di pasta sul primo, cercando di sigillare bene i bordi e di far uscire l’aria. Tagliate con un coltello ben affilato dei ravioli di 5 cm di lato, e rifinite i bordi decorandoli con i rebbi di una forchetta. Potete anche utilizzare una macchina per tirare la pasta. Man mano che sono pronti disponete i ravioli su un vassoio cosparso di semola e lasciateli all’aria ad asciugare per qualche ora.
Cuociamo e condiamo i ravioli
Scaldate in una padella olio evo con abbondante rosmarino tritato, sale e pepe. Intanto lessate i ravioli per circa 6 minuti (il tempo di cottura dipende da quanto è stata stesa sottile la pasta) in acqua bollente salata, scolateli, uniteli al condimento e mescolateli delicatamente.

*Il seitan è un alimento altamente proteico ricavato dal glutine del grano tenero o da altri cereali. Secondo la ricetta tradizionale, il seitan si ottiene estraendo il glutine dalla farina di frumento; successivamente lo si impasta e lo si lessa in acqua insaporita con salsa di soia, alga kombu e altri aromi. Di aspetto simile alla carne, il suo sapore è invece più delicato e la sua consistenza più morbida, anche se spesso quest’ultima varia da un tipo di seitan all’altro soprattutto in relazione al fatto che sia un seitan prodotto artigianalmente o dalle industrie.

Proprietà

Il seitan ha un apporto proteico elevato (attorno al 20 per cento) ma solo se abbinato nello stesso piatto oppure nella stessa giornata di consumo a dei legumi come piselli, fagioli e ceci che completano gli amminoacidi mancanti del glutine. Il seitan contiene pochi grassi; le calorie sono intorno alle 120 per ogni 100 gr di prodotto, quindi simili a quelle della carne, senza però i grassi saturi e colesterolo di quest’ultima.

Cenni storici

Il seitan ha origini orientali: è un alimento tipico della tradizione culinaria giapponese dove, in origine, si diffuse come cibo della disciplina zen sotto il nome di kofu, che significa “glutine di grano”. Furono proprio dei monaci buddisti ad inventare questo nuovo cibo. La parola seitan viene invece coniata dall’esperto di macrobiotica George Osawa per indicare un cibo “giusto”, nel sostituire la carne, nel non inquinare ma soprattutto “giusto” perché alla portata di tutti.

 

Curiosità

L’etimologia della parola è la seguente: “Sei” significa “è” mentre “Tan” vuol dire “proteine”. Il processo di estrazione del glutine dal frumento si realizza aggiungendo acqua alla farina, quindi impastando energicamente. La massa così ottenuta viene sottoposta a cicli di lavaggio in acqua per eliminare l’amido e per estrarre il glutine, la parte proteica dei cereali. La quantità di glutine che se ne ricava dipende poi dal tipo di farina utilizzata. L’aspetto del seitan si presta molto bene a creare imitazioni della carne; l’impasto di glutine può infatti essere lavorato per conferirgli la forma di salsicce, bistecche, tagli per spezzatini e quant’altro, mentre l’abile utilizzo delle spezie può conferire al prodotto sapori più delicati o decisi.

f8de46fc0dbdb7b36f099288f9355bc8

Per fare una bella festa di compleanno (e non usare il bancomat)

9847ac4f60ae7b0612d15e7037f22828

Per fare una bella festa di compleanno per i nostri figli non è necessario spendere una fortuna; per esempio non è necessario pagare un professionista, l’animatore, che intrattenga i bambini con giochi e attività. I professionisti del gioco sono proprio i bambini e senza quell’attimo di esitazione: “a che gioco giochiamo?” non impareranno mai ad autogestirsi nel tempo libero e si rifugeranno invece perennemente nei telefonini e negli iPad. Temiamo di non avere abbastanza spazio in casa, soprattutto d’inverno? Che problema c’è? Tolta la cristalleria e i ninnoli, il divano ricoperto di un telo impermeabile sarà un fantastico nascondiglio per giocare ai pirati, così come il tavolo e gli altri mobili di casa.
Oppure sfruttiamo uno spazio libero da ingombri come quello degli oratori, solitamente prestati per queste evenienze.
(E possiamo farlo anche in associazione 😁)
Non è necessario invitare tutti i bambini che si conoscono, bastano gli amici con cui il festeggiato è più legato; chiedete a vostro figlio chi vuole davvero chi sia presente alla sua festa e la lista si accorcerà di sicuro.
Per evitare comportamenti sgraditi bisogna subito segnalare agli invitati che cosa si può fare e cosa no. Date le regole e spiegate quali sono le zone off limits della casa.
Per i bambini sarà come osservare le regole di un gioco. E alla fine della festa ringraziate tutti per la collaborazione.
Per il buffet: da bere: acqua naturale, succhi di frutta e spremute, cercate di evitare le bevande gassate e zuccherate, che proprio non fanno bene alla salute dei piccoli. Per la merenda preparate dei panini con affettati, la marmellata, del formaggio, evitate le micidiali patate fritte e scegliete una torta fatta in casa magari insieme al festeggiato che ne andrà sicuramentene molto orgoglioso🎂.
Alla fine di questo, speriamo utile, memorandum, vogliamo terminare in bellezza con i migliori auguri per la nostra Giorgia che ieri ha compiuto ben 11 anni e che oggi li festeggerà gustandosi merenda, torta, un capolavoro Disney prestato da un amico e la sala pratica per giocare insieme ai suoi amichetti!😽

25994954_1718836698147811_5469354618727920403_n

(riflessioni da “nostrofiglio.it)

La vita che accade, lieve come la neve…

giphy

Un proverbio Zen afferma che nessun fiocco di neve cade nel posto sbagliato.
In un certo senso assomigliamo un po’ anche noi ai fiocchi di neve: nasciamo puri poi ci mescoliamo alla terra sciogliendoci al calore delle esperienze.
Come ogni cristallo di neve siamo unici e irripetibili ma siamo anche parte di un insieme più vasto, sempre nel posto giusto.

Al momento giusto.

E proprio come la neve le nostre vite sono impermanenti e bellissime.